03 | MULATTIERE E SENTIERI

Mulattiere e sentieri

Per raggiungere le prime linee, sulle cime del Grappa Orientale vennero costruiti chilometri di  mulattiere che venivano percorse giorno e notte da colonne di soldati e salmerie. Spesso erano costruite da prigionieri di guerra o da  operai militarizzati che lavoravano in condizioni estreme sotto il fuoco nemico, mascherati con stuoie o frasche per renderne difficile la visibilità dall’alto durante le incursioni aeree. Le tracce di queste opere sono diventate comodi sentieri di montagna alcuni ancora percorribili.

Un racconto dal Diario del Volontario Richard Arndt – L’invasione del Grappa

L’11 dicembre si sarebbe dovuto attaccare sul Grappa ma poiché il tempo era e sarebbe stato molto nebbioso il nostro attacco veniva rimandato. Solo al 13 dicembre torna a splendere il sole. La mulattiera stretta e gelata che pare uno specchio si snoda con parecchie serpentine risalendo il monte su in alto. Invidiamo gli austriaci che marciano davanti a noi per i ramponi da ghiaccio che hanno sotto gli scarponi.Sulla strada sopra di noi marcia una batteria di obici da montagna e poiché la colonna someggiata è piuttosto stanca ogni attimo è buono per fermarsi. Siamo dunque sulla glabra china col nostro pesante fardello e dobbiamo aspettare che la colonna riprenda la marcia. Gli italiani, che possono osservare la via, l’hanno cannoneggiata i giorni scorsi poiché tra le rocce giacciono parecchi caduti ed una mezza carogna di cavallo. Improvvisamente un cavallo si fa nervoso, scarta e trascina con sé un animale da soma giù nel precipizio. Seguiamo con orrore la caduta. Un secondo cavallo da soma crolla giù dall’alto assieme a quelli colpendo a morte un artigliere. La marcia prosegue sempre più su sino alla quota 1112 mentre a poco a poco arriva il crepuscolo. Si fa strada attraverso la profonda gola. Davanti a me, alla testa della compagnia, marcia il sottotenente B. e dietro di me il mio reparto. Stanco per la difficile ascesa della dorsale sonnecchio ad occhi aperti badando a malapena al sentiero. Di colpo arriva una granata pesante nemica dal pendio sinistro della gola. Istintivamente io indosso, sul berrettino con la visiera, il mio elmetto, che io ero solito tenere sul braccio sino all’istante dell’assalto, e mi butto a terra. Vado giù disteso testa contro testa con quello che mi sta dietro. Nello stesso istante arriva un grosso sasso gettato in aria dall’esplosione e piomba sulle nostre teste con tutta la sua forza. Dai miei occhi escono scintille ed ho la netta impressione che la testa mi si spacchi in due per la violenza del colpo. Con cautela mi alzo barcollando un po’. Come togliamo gli elmetti ci troviamo un bozzo grosso un pugno sopra. Anche sulle nostre teste c’è un bernoccolo!

Di nuovo ci avviamo scalando una parete di roccia alta quasi 3 metri. Il cuore sembra scoppiare nello sforzo dell’ascesa. Attorno una notte nera come la pece. Un passo falso significherebbe una sicura caduta e la frattura di tutte le ossa. Lungo un’erta alta circa 500 metri, completamente gelata con una pendenza di circa 50 gradi finalmente arriviamo sulla Sternkuppe. Siamo ormai allo stremo delle forze. Quassù diamo il cambio ai battaglioni Jäger 18° e 23° che avevano subito pesanti perdite. Cerchiamo riparo dietro le rocce per evitare il vento sferzante ed il fuoco nemico, Non è neppure pensabile di poter dormire a quasi 2000 m di quota in una notte decembrina e in più dobbiamo attaccare la mattina presti. Ci mettiamo giù avvolti nei nostri soliti mantelli, battendo i denti sulla nuda roccia e pensiamo al caldo sole delle pianure. Che porterà il giorno di domani?

 


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