04 | LE BATTAGLIE DI ROMMEL

Rommel e il diario del Grappa

Il Battaglione da montagna del Württemberg, proveniente da Longarone, dove durante una giornata di riposo (11 novembre 1917) ha sepolto i suoi morti nel locale cimitero, nei giorni successivi giunge a Feltre e qui viene inquadrato nella Divisione Jäger tedesca.
Parte da Feltre (17 novembre 1917), scende lungo il corso del Piave, dove è in corso una violenta battaglia. La strada, nella stretta valle del Piave, è intasata dalle truppe, si fa fatica a passare perché l’artiglieria italiana batte la strada del fondovalle con violenti tiri di interdizione.

Presso Cilladon il Battaglione del Württemberg riceve dal comandante della Divisione Jäger l’incarico di sfondare sul Monte Grappa, in direzione Bassano.
Nel pomeriggio il battaglione si apposta a nord di Quero, in un territorio battuto dal violentissimo fuoco dell’artiglieria italiana, che aveva ottimi osservatori  sul Monte Palon e sul Monte Tomba.

Il maggiore Sproesser inviava il distaccamento Rommel (la 2a e la 3a compagnia, la 3a compagnia mitragliatrici pesanti, un plotone della compagnia collegamenti, due batterie di cannoni da montagna e una stazione radio) lungo la direttrice Quero, Campo, Uson, Monte Spinoncia (quota 1208, quota 1193, quota 1306), mentre il resto del battaglione attraversava Schievenin per Rocca Cisa . Quando sopraggiunse l’oscurità più completa, la colonna di soldati in fila indiana si fece strada tra le case di Quero. Il paese era stato violentemente bombardato dall’artiglieria italiana e stava ancora sotto tiro: c’erano parecchi Jäger feriti o uccisi. Numerosi riflettori italiani illuminavano la notte come se fosse giorno, i fasci di luce scrutavano incessantemente la valle dello Spinoncia dal Pallone al Tomba; le granate pesanti si avvicinavano con un sibilo che lasciava solo qualche secondo per cercare riparo. In quei frangenti due batterie persero il contatto con il resto della colonna e al sergente Windbühler fu ordinato di ristabilire il contatto e di portarle fino ad Uson, mentre il resto del distaccamento Rommel riuscì a raggiungere Uson, senza perdite.
Campo e Quero erano deserti e un vuoto spettrale regnava sulle case dei paesi. Il tenente Rommel racconta: “I riflettori italiani continuavano a cercarci. I soldati si posero al riparo delle case e degli alberi; in aria le schegge fischiavano, mentre piovevano loro in testa scariche di terriccio e sassi, rendendo quel bombardamento un vero test per i nervi. Pattuglie con squadre di telefonisti perlustravano il territorio in tutte le direzioni; il sottotenente Walz riescì a portarne una in direzione dello Spinoncia. Per me non si poteva parlare di rapida penetrazione oltre il Monte Grappa su Bassano: il fronte nemico era continuo e forte e noi eravamo arrivati troppo tardi.  Si diceva che fossero arrivate in soccorso degli italiani sei divisioni francesi e cinque inglesi.”

I rapporti delle pattuglie cominciarono ad arrivare verso mezzanotte: avevano stabilito il contatto con le unità più vicine ad Alano, il sottotenente Walz era salito su uno sperone ad est dello Spinoncia senza incontrare nessuno, il sergente Windbühler aveva portato le batterie su per la valletta tra Uson e Ponte della Stua, dove avevano trovato baracche ben illuminate. Windbühler, bloccate le batterie, era scivolato da solo verso le baracche, trovandole occupate da italiani che dormivano; senza paura e con la pistola in pugno catturava 150 prgionieri e due mitragliatrici.

Durante la seconda metà della notte del 18 novembre 1917, il distaccamento Rommel scalò la propaggine nord del Monte Spinoncia, dove i soldati più avanzati incontrarono nelle prime ore del mattino (18 novembre 1917) forze nemiche ben arroccate nella roccia lungo la cresta che porta alla massima quota del Monte Spinoncia.

Un attacco frontale senza appoggio dell’artiglieria e delle bombarde non ha prospettive di riuscita. Il nemico domina completamente la cresta rocciosa con numerose mitragliatrici scaglionate in profondità e con batterie da montagna appostate su Fontanasecca e sul M. Palon.  Possibilità di attaccare con una manovra aggirante, qui non ne esistono. Ci siamo arenati!”
I tentativi di proseguire l’avanzata continuano senza risultati fino al 23 novembre1917, giorno in cui il Distaccamento Rommel decide di ricongiungersi con il Battaglione a Rocca Cisa.
Nella giornata del 21 novembre, il Distaccamento Füchtner assalta quota 1222 e conquista, assieme ai Kaiserschützen e ai bosniaci, le posizioni italiane sul Monte Fontanasecca.

All’alba del 24 novembre tutto il Battaglione del Württemberg, disteso nella neve e nel ghiaccio, con un freddo atroce e continuamente molestato dal fuoco delle batterie italiane, sul pendio nord-est del M. Fontanasecca, a ridosso della linea avanzata, è pronto all’attacco. I Kaiserschützen attaccano il Monte Solarolo, faticano  a guadagnare terreno (“L’appoggio della nostra artiglieria è troppo scarso e l’artiglieria del nemico troppo forte.”) e solo verso mezzogiorno si sparge la notizia che, attaccando da ovest, il Solarolo è stato conquistato.
Sul Fontanasecca la situazione è in stallo, Rommel chiede e ottiene dal comando del Gruppo Sproesser il permesso di spostarsi per raggiungere la XXV Brigata sul Solarolo per attaccare poi in direzione del Monte Grappa. Il Battaglione del Württemberg si mette in marcia, ma la via più breve si rivela impossibile per le pareti rocciose e quasi verticali del pendio occidentale del Fontanasecca. Così gli “alpini” svevi scendono nella valle dello Stizzon, ma l’oscurità li sorprende e sono costretti a fermarsi.
Rommel manda il tenente Ammann in ricognizione sul Monte Solarolo che al ritorno riferisce de completo cambiamento della situazione.

Al battaglione del Württemberg viene rimproverato il fatto di essersi trasferito nel settore di combattimento della vittoriosa Brigata contigua e il comandante che ha autorizzato lo spostamento, viene staccato dalle dipendenze della 22a Divisione Schützen.
Il Battaglione del Württemberg trascorre alcuni giorni di riposo ad est di Feltre.

Nella giornata del 10 dicembre il battaglione è di nuovo in marcia, scende lungo il Piave, per raggiungere il fronte sul Fontanasecca. Nella notte del 16 dicembre, il distaccamento Rommel bivacca nella neve e al gelo a 1300m di quota. Vengono esplorati i territori circostanti, attorno alle posizioni dell’Avien, del Solarolo (quota1672) e del Valderoa. “Nella notte sul 17 dicembre un’abbondante nevicata seppellisce le nostre tende”.
Il giorno dopo il Gruppo Sproesser parte all’attacco. Riesce a penetrare nelle posizioni del Valderoa, a catturare 120 Bersaglieri della Brigata Ravenna e a respingere contrattacchi nemici molto decisi. “Sui ripidi pendii del Valderoa resistiamo, battuti dal violento fuoco dell’artiglieria italiana e tormentati dal gelo, fino alla sera del 18 dicembre 1917; poi il Battaglione scende a valle per raggiungere Schievenin.”

La posta militare, a Schievenin, consegna due pacchetti contenenti le insegne dell’Ordine “Pour le Mèrite” per il maggiore Sproesser e per il primo tenente Rommel, onorificenza per la conquista del Matajur (26-10 -1917) e per l’impresa di Longarone ( 9-10 nov. 1917), una ricompensa impensabile per un Battaglione, a quei tempi.

La mattina di Natale i fucilieri di montagna, agli ordini del “vecchio alpino”, come viene chiamato il maggiore Sproesser, si incamminano ancora una volta lungo la stretta valle del Piave per raggiungere il fronte: il distaccamento Rommel è destinato al Monte Palon con l’ala sinistra collegata al Monte Tomba, e dà il cambio agli Jäger prussiani. “Le postazioni delle nostre mitragliatrici e dei fucilieri sono sistemate in piccoli avvallamenti sui ripidi e brulli pendii che offrono ben poca protezione. C’è neve tutt’attorno! Il freddo è  per fortuna ancora sopportabile. Di giorno i fucilieri devono starsene ben mimetizzati sotto i teli da tenda perché tutta la posizione è esposta alla vista del nemico. Non possiamo accendere fuochi e il rancio arriva solo di notte. Ogni traccia lasciata sulla neve dev’essere cancellata con la massima cura. Le compagnie sono ridotte a 25 – 35 uomini: eppure continuano a svolgere il loro duro lavoro come se niente fosse.”

Il 28 dicembre le truppe del Battaglione Württemberg respingono un attacco italiano, il giorno dopo è la volta di un pesante bombardamento: l’artiglieria italiana batte con notevole violenza, per tutta la giornata, il terreno di  fronte presso Alano, dove si trova il comando del Maggiore Sproesser.
Ai proiettili normali dell’artiglieria si alternano ripetutamente i proiettili a gas.”

Nella giornata del 30 dicembre 1917 la violenza del fuoco  contro il Monte Tomba raggiunge il suo apice. Formazioni aeree si abbassano fino a pochi metri dal  suolo e mitragliano le posizioni austro-tedesche.  I Cacciatori delle Alpi francesi conquistano le posizioni della 3a Brigata da montagna. Il distaccamento Rommel resiste sul posto, scoperto sul fianco sinistro e, se il nemico dovesse avanzare ancora, rimarrebbe tagliato fuori. “Nevica e fa più freddo.”

Nelle prime ore del mattino del 31 dicembre 1917 arrivano le riserve del battaglione Wüttemberg che colmano la falla sulla sinistra, ma sono esposte al micidiale fuoco d’artiglieria italiana che spara dal  Monte Palon. Il comando austro-tedesco decide di far arretrare il fronte di due chilometri, verso nord.
I fucilieri da montagna occupano saldamente le posizioni sul Monte Palon e sul Monte Tomba, fino a tarda notte del 1° gennaio 1918, con un freddo gelido. In una postazione avanzata, accanto alla loro mitragliatrice cadono il sergente Morlok e il fuciliere Scheidel, due soldati fra i più valorosi. L’arma si era inceppata per il freddo mentre respingevano un gruppo d’assalto e, nel corpo a corpo, una bomba scoppia e ferisce i due mortalmente. Poco prima di mezzanotte il distaccamento Rommel, ormai retroguardia del Battaglione da montagna del Württemberg, arriva nei pressi  di Alano con i due caduti, e attraversando campi di cadaveri a Campo e a Quero, risale lungo il Piave.
Otto giorni più tardi, assieme al maggiore Sproesser, Rommel parte per casa, va in licenza e non tornerà più dai suoi fucilieri. Un ordine delle massime autorità gerarchiche lo trasferisce al 64° Comando Generale straordinario dove viene inquadrato nello stato maggiore, come ufficiale addetto al comandante.
“… Con il cuore angosciato, seguo da qui le vicende del Battaglione del Württemberg nell’ultimo anno di guerra…”

PAROLA DI ROMMEL!
In seguito, commentando la resistenza italiana sul Grappa, Erwin Rommel, la futura “volpe del deserto” del secondo conflitto mondiale, scriverà queste brevi parole che, dette da lui, suonano come un lusinghiero riconoscimento del valore dei nostri soldati:

“… i fucilieri di montagna ebbero di fronte, nella zona del M. Grappa, truppe italiane che si batterono benissimo e seppero, sotto ogni punto di vista, compiere il proprio dovere.
Là non poterono essere conseguiti successi come quelli di Tolmino”.


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